sabato 26 settembre 2009

Khutba del 25/09/2009, la zakat.



Bismillah ar Rahmani ar Rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala ashraf al mursalin
Saydina Muhammad wa alii, wa sahbihi, wa kulli muslimin ajmain

inna al hamda lillah

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso.
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ash 'adu la ilah illa Allah
Wahdahu la sharika la
wa ash 'adu anna Muhammadan rasuluLlah

Egli ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim

Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori : i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Quale migliore compagnia

amma bad

con il permesso di Allah parleremo oggi dei terzo pilastro dell'Islam, “La zakat”(elemosina legale)
questo pilastro è molto trascurato dai musulmani che non si rendono conto trattarsi del fondamento su cui costruire una comunità.

Non basta dire "io durante l'anno do di più di quello che dovrei e quindi sono a posto", la zakat dev'essere calcolata e versata con la niyya di farlo per obbedire al precetto.

La “zakat” infatti è un obbligo per tutti i musulmani che raggiungono il livello imponibile (nisab) ,Iddio ne ha decretato l'obbligo nel Suo Libro dicendo:

“Preleva sui loro beni una decima per purificarli e mondarli” ( Corano 9,103)

” O credenti! Date in elemosina la parte migliore dei beni che possedete e dei frutti che abbiamo suscitato per voi dalla terra”.(Corano 2,267)

Wa 'Aqīmū Aş-Şalāata Wa 'Ātū Az-Zakāata

“Osservate la salah e pagate la zakat". (Corano 73,20)

Il Profeta* disse :
L'Islam si regge su cinque pilastri: l'attestazione che non c'è altro dio che Allah e che Muhammad è il Suo Messaggero , l'esecuzione della salah, il pagamento della zakat, Il pellegrinaggio, il digiuno nel mese di Ramadan . (Bukhari e Muslim)

- Mi è stato ordinato di combattere le genti fino a che non riconoscano che non c'è altra divinità al di fuori di Allah, non eseguano la salah e paghino la zakat. Facendo questo avranno salva la vita e i beni, nel quadro della legge dell'Islam. La loro valutazione definitiva spetta a Dio. (Bukhari e Muslim)

Quando il Profeta* inviò Muadh nello Yemen, gli diede queste consegne:
- Stai recandoti presso genti delle Scritture. Innanzi tutto li inviterai a riconoscere che Allah è il Dio e che io sono il Suo Inviato. Se acconsentono a farlo, informali che Iddio ha istituito cinque preghiere al giorno. Se ti obbediscono, rendi loro noto che devono pagare l'elemosina legale, prelevata sui beni dei lori ricchi per essere distribuita ai loro poveri. Se fanno ciò bada a non prendere il meglio dei loro beni. Stai attento al lamento dell'oppresso perchè tra esso e Dio non c'è ostacolo.(Bukhari e Muslim)

Scopi della zakat

1 - Purificare l'anima dell'uomo dall'avarizia, dall'avidità e dalla cupidigia
2 - Aiutare i poveri e provvedere alle necessità dei bisognosi e dei diseredati
3 - Finanziare le opere di pubblica utilità
4 - Limitare l'accumulazione dei patrimoni dei ricchi, commercianti , artigiani e industriali, in modo tale che i beni non siano controllati da una parte ristretta della società e non rimangano nelle mani di pochi privilegiati.
Chi contesta la legalità della zakat è un eretico, chi invece, pur riconoscendola non la paga per avarizia, è sottoposto alla riscossione forzosa e al rimprovero.

Da parte sua Abu Bakr combatté contro gli insorti che avevano rifiutato di versare la zakat e disse:
- Giuro in Nome di Dio che se rifiutano di versare anche solo una capretta, di quello che davano per la zakat, quando era vivo l'Inviato di Dio*, combatterò contro di loro per averla (Bukhari )
I sahaba lo approvarono e questa unanimità fece testo.

Beni sottoposti alla zakat

1 - Il denaro, sia esso in oro, argento o biglietti di banca e tutto quello che può essere considerato moneta di scambio, come le merci e altri beni quali le materie prime, i tesori rinvenuti sotto terra ecc.
Dio dice:
“Annuncia castigo doloroso a quelli che tesaurizzano l'oro e l'argento e non lo spendono nella via di Dio. (Corano 9,34)

Disse il Profeta*: -Non c'è zakat al di sotto di cinque ”Ukia” d'oro - (Bukhari e Muslim)
-I tesori trovati sepolti sotto terra pagano un quinto del loro valore. (Bukhari)
Un ukia corrisponde a 84 grammi d'oro a 18 carati (pari a 1375,00 euro ) alla quotazione attuale dell’oro.

2 - Il bestiame , cammelli , bovini e ovini è sottoposto alla zakat.
Dio dice: “O credenti! Date in elemosina la parte migliore dei beni che possedete .(Corano 2,267)

- Giuro in nome di Dio, l'Unico che nessuno di coloro che possiedono cammelli o bovini o ovini, e non pagano la zakat potrà sottrarsi, nel Giorno del Giudizio, a queste bestie che, nelle migliori condizioni di taglia e di peso, verranno a calpestarlo e dargli cornate. Quando l'ultima bestia sarà passata, ritornerà la prima della fila.E tutto questo fino al termine del Giudizio. (Bukhari)

3 - Prodotti agricoli: semi e frutti:

Si tratta dei semi riservati al consumo e che si possono conservare, come il grano, l'orzo, le fave, i ceci, i fagioli o i frutti come i datteri, le olive, l'uva ecc.

Dio dice: “O credenti! Date in elemosina la parte migliore dei beni che possedete e dei frutti che abbiamo suscitato per voi dalla terra”. (Corano 2,267)

” E' Dio che ha fatto crescere i giardini a pergolati e senza pergolati, le palme, i cereali che offrono specie diverse, e olivi e melograni tra loro simili [ per le foglie] e dissimili [per il frutto)] Mangiatene i frutti quando sono maturi e versate il dovuto il Giorno della Raccolta. (Corano 6,141)

- Prelevate 1/10 su quello che è irrigato dalla pioggia e 1/20 su quello che che è irrigato artificialmente. (Buhkari)

Beni esentati dalla zakat:

I beni che non raggiungono il Nisab (livello imponibile) sono esenti dalla zakat, a parte ciò che l'interessato volesse dare volontariamente. Il Profeta* disse:
-Non c'è zakat al di sotto di cinque ausuk (630 litri di prodotti agricoli) né al di sotto di cinque Ukia ( 84 grammi d'oro) né al di sotto di cinque cammelli. ( Bukhari e Muslim)

3 - Altri frutti e legumi esenti da zakat:
Il Profeta* non ci ha segnalato nulla al riguardo tuttavia e bene darne una parte ai poveri in quanto la parola di Dio ha senso generale quando dice:
” O credenti! Date in elemosina la parte migliore dei beni che possedete e dei frutti che abbiamo suscitato per voi dalla terra”. (Corano 2,267)

4 - I gioielli usati dalle donne
Sono esenti da zakat. Se però sono tesaurizzati per servirsi del loro valore in caso di bisogno , diventano imponibili in quanto si tratta di costituzione di una riserva

E' comunque prudente prelevare la zakat anche sui gioielli delle donne, considerando gli ahadit che si riferiscono a questo problema, come ad esempio questo:
- Il Profeta* avendo notato degli anelli d'argento alla mano di sua moglie Aiscia le disse: ” Che cosa porti ? ” ” Li ho fatti fare per adornarmi ai tuoi occhi” rispose. ” Ha versato la zakat su di loro? chiese l'Inviato di Dio * ” No” ripose Aiscia. ” Questa è la tua parte di inferno”, disse il Profeta* (Ha'kim)

Aqulo quw li hada....

A chi è destinata la zakat

La zakat viene distribuita a otto categorie che Iddio ha cosi indicato:

” La zakat spetta ai poveri, ai bisognosi, a coloro che sono incaricati di raccoglierla, a coloro di cui bisogna conquistarsi i cuori, alla liberazione degli schiavi, a coloro che sono oppressi dai debiti, alla lotta sulla via di Dio e ai viaggiatori diseredati. Decreto di Allah, Allah è Saggio, Sapiente. ( Corano 9, 60)

Quando il Profeta (PBSL) inviò un emissario ad una tribù che aveva accettato l’islam, gli chiese di informarli circa gli obblighi della pratica religiosa, spiegando i cinque pilastri dell’islam. Parlando della zakât, gli disse di insegnare loro che essa doveva essere prelevata sul denaro dei ricchi e distribuita ai « loro poveri »).

Gli ulâma’ attraverso le diverse scuole ed epoche successive hanno, da questo, sempre insistito sulla necessità di distribuire la zakât prima localmente, per i poveri e i bisognosi del posto, della località o della società nella quale essa è stata prelevata. Solo quando i bisogni locali sono stati soddisfatti, si può spendere la zakât all’estero, salvo quando vi sia una situazione eccezionale, come una catastrofe naturale, una guerra, etc.

Sappiamo bene che le condizioni della nostra umma sono difficili ma questo non ci esenta dall’occuparci di chi ci è vicino

E’ un atteggiamento del cuore
Una manifestazione di fraternità dalla quale non possiamo prescindere

Una riflessione circa il terzo pilastro dell’islam ci mostra quanto noi siamo spesso lontani dalle esigenze di una pratica profonda e intelligente. Rispettiamo le forme... e sempre meno lo spirito di fondo.

Ciò che è sicuro è che un giorno, in una Vita al di là di questa vita, i nostri vicini, i nostri poveri, i nostri emarginati, i nostri disoccupati, le nostre donne abbandonate e sole, i nostri drogati, i nostri delinquenti porranno all’Unico, l’unica domanda che conta : in nome di quale fede siamo stati così pieni di emozioni passive per gli oppressi del pianeta e così vuoti di intelligenza e di attenzioni rispettose e attive per essi, che vivevano al nostro fianco e che noi non abbiamo visto ?

E’ in effetti questa l’unica questione che conta quando ci ricordiamo che il Profeta (PBSL) non cessava di domandare a Colui che è Vicinissimo di donargli la “ricchezza del cuore » e « l’amore per i poveri ». Si deve cominciare da là: re-imparare ad amare, re-imparare ad amare i gli emarginati . Allora ciascuno capirà che questo amore e il giusto trattamento, che i poveri meritano sono molto esigenti e per niente facili... quando questi vivono alla soglia delle nostre porte. Questo amore e questo rispetto non sono forse il jihâd permanente del cuore, dello spirito e dell’anima del musulmano contemporaneo ?

Allahumma accetta le nostre azioni e perdona i nostri peccati
Allahumma guidaci sulla Tua Via e non ci allontanare
Allahumma sostienici nella nostra fede e nelle nostre intenzioni
Allahumma benedici noi e le nostre famiglie, i nostri genitori, le nostre spose e i nostri figli
Allahumma guariscici dai mali del corpo e da quelli dell’anima
Allahumma rendici degni di testimoniare la Tua verità e la Tua generosità, antaa l Haq al Karim
Allahumma benedici e proteggi chi si è posto sulla Tua via con sincerità e coraggio.
Allahumma sostieni coloro che s’impegnano nella causa del bene .
Allahumma allontana ogni fitna dalla nostra comunità

Sermone preparato ed eseguito da Hamza Roberto Piccardo

martedì 22 settembre 2009

Khutba del ‘Id el fitr (20/09/2009) a Domegliara di Verona.


Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim’

In nome di Allàh il Misericordioso il Clem

‘wa-ssalàtu wa-ssalàmu ‘alà Saiyydinà Muhammad wa ‘alà ‘alihi

wa sahbihi wa-sallim

e la preghiera e la pace sia sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, sulla sua famiglia e sui suoi Compagni e su tutti loro sia la pace

wa là haula wa là quwwàta illà bi-Llahi al-’Alyyi al-’Azim

non c’è forza e non c’è potenza se non in Allàh l’Altissimo l’Immenso

hasbuna Allàhu wa ni’mal wa kil

ci basta Allàh che è il miglior Protettore


Cari e nobili Fratelli e care nobili Sorelle in Allàh,

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu a tutti voi, ognuno con il suo proprio nome.

E Auguri di Buona Festa Aid Mubarak Said a tutti voi.

Il nostro Imam Shaykh Abdel Razzaq, ci ha parlato oggi dell’importanza del Mese di Ramadan e dell’importanza della Religione di Allàh (Dinu Allàh): l’Islam.

Allàhu Akbar!

Al hamdu li-Llàh, la lode spetta ad Allàh che ci ha aiutati in questo Mese Benedetto di Ramadan a digiunare per Lui, ci ha aiutati a rimanere svegli la notte (qyàm al-layl) per pregare, per fare molte invocazioni (du’à) a Lui, ci ha aiutati a recitare, leggere, e studiare il Sacro Corano, a fare il ricordo di Allàh (Dhikru Allàh) e per altri atti di adorazione (ibadà).

Ashadu an là ilàha illà Allàh” - attestiamo che non c’è dio se non Allàh - e attestiamo la nostra volontà di obbedire a Lui, “wa ashadu anna Muhammadun abdu-Hu wa Rasulu-Hu” e - attestiamo che Muhammad è il Suo (di Allàh) servo ed il Suo Inviato/Messaggero - (su di lui le preghiere, le benedizioni e la pace divine) e che le preghiere e la pace siano anche sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni.


Oh Musulmani! (Ya muslimun)!

Tanti Auguri per la Festa di Aid al Fitr, congratulazioni per il vostro Digiuno (siam), per le vostre veglie notturne (qiyàm al-layl) per pregare, recitare il Corano e studiarlo, e per la vostra Zakat al-fitr, l’elemosina di fine digiuno.

Congratulazioni a una Comunità (Umma) della quale Allàh l’Altissimo (gloria a Lui l’Immenso) ha detto:

Voi siete la miglior comunità (umma) che sia stata manifestata agli uomini: ordinate le sagge tradizioni (al-ma’ruf), proibite le cose riprorevoli (al munkar) e avete fede in Dio» (kuntum khaira ummatin ukhrigiat li-n-nâs) (Corano Sura Imran 3 ver.110)

E in conseguenza di questo ricordare agli uomini la fede in Dio dell’ordinare il bene e diproibire il male, gli uomini di questa Umma Muhammadiyana sono gli “uomini più utili” nei confronti di altri uomini.


Dice anche Allàh l’Altissimo:

Sorga da voi una comunità i cui membri chiamino al bene, ordinino le sagge tradizioni e proibiscano le cose inique (il male): sono questi che prospereranno. (sura Imran 3, 104)

Ibn Mardawayh tramanda da Abû Gia‘far Al-Bâqir: “L’Inviato di Dio (sallàllahu ‘alayhi wa sallàm) ha detto le parole: «Sorga da voi una comunità i cui membri ordinino il bene», quindi disse: ‘Il bene è seguire il Corano e la mia Sunna’.”

- E’ “la migliore comunità” per la sua “Fede pura” (iman iklàs): questa comunità non glorifica nessuno all’infuori di Allàh, l’Unico senza associati; la Fede è solo per Allàh l’Altissimo e per nessun altro essere, crede e si rimette solo al Suo appoggio ed al Suo aiuto : “iyyà-Ka na’budu wa iyya-Ka nasta’in” - Te noi adoriamo e a Te noi chiediamo aiuto- (Corano sura Fatiha vers.5); ha venerazione solo per Allàh, ed ha timore solo di Allàh (taqwà Allàh).


- E’ “la migliore comunità” per la sua “adorazione” (ibàda): questa comunità non si inclina (rukù’) e non si prosterna (sujùd) se non ad Allàh, il Suo Unico Signore.


- E’ “la migliore comunità” per la sua “Legge” (Sharì’a): questa legge Sacra (Norma di vita) insegna la Giustizia, l’Amore per tutti gli esseri e la Pace. L’Inviato di Allàh (sallallahu ‘alayhi wa sallàm) ha detto: “O gente, in verità il vostro Signore è Uno e il vostro antenato è uno; voi discendete tutti da Adamo e Adamo era [stato creato] di terra. Nessun Arabo è superiore ad un non-Arabo, né un bianco ad un nero, se non nella devozione e nel timore di Allàh (taqwà Allàh). Presso Allah il migliore di voi è colui che Lo teme di più”. (hadith)


E Dice Allàh nel sacro Corano:O uomini, Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato” (Corano Sura Al-Hujurât 49 vers.13) .


L’Inviato di Allàh (sallallahu ‘alayhi wa sallàm) ha detto:

Nessuno di voi è un vero credente se non desidera per il fratello ciò che desidera per se stesso “ (Hadith )


- E’ “la migliore comunità” perché insegna il “comportamento nobile” (akhlàq karim): insegna a comportarsi bene con tutti, insegna a costruire e non a distruggere, insegna a bloccare lo sviluppo dei vizi, le cose che procurano danni sia al fisico che allo spirito, e insegna per contro a sviluppare le virtù, le cose che procurano benefici al fisico ed allo spirito.


L’Inviato di Allàh (sallallahu ‘alayhi wa sallàm) ha detto:

«Ovunque tu sia, temi Dio; ad una cattiva azione fai seguire un’opera buona, la quale cancellerà la prima. Tratta la gente benevolmente» (Hadit)


Una Religione costruisce la Cultura e la dignità umana ed innalza l’umanità al disopra del livello degli animali.

Si fratelli!

Questa è la nostra Religione e il Corano è la nostra guida, dice Allàh: “Questo è un Libro su cui non ci sono dubbi una Guida per i timorati” ( dhàlika al-kitàb là rayyba fìhi hudan li-l-mutttaì) (Cor. Baqara 2, vers.2)


Il mese di Ramadan è una scuola in cui non raggiungono il successo se non i più intelligenti ed attenti tra di noi, i quali colgono tutti i benefici che ci sono in questo mese Benedetto.

Il mese di Ramadan ci ha insegnato a digiunare e ad astenerci dai cibi e dalle bevande a noi permessi (halal), così dopo questo mese di Ramadan dobbiamo allontanarci ed astenerci dai cibi e dalle bevande proibiti (haram), non bere il vino e non mangiare il maiale, ecc..

Il mese di Ramadan ci ha insegnato inoltre a tenere a freno la nostra lingua ed a stare molto attenti alle nostre parole, che devono essere “solo parole di Bene” (khayr).

Ci ha insegnato a sopportare la fame e la sete ed a perdonare chi ci ha insultati o si è comportato male nei nostri confronti.

Così ci vuole il mese di Ramadan!

E così ci vuole Allàh, gloria a Lui l’Altissimo durante, ma anche dopo il mese di Ramadan!

Allahumma, accetta il nostro digiuno e colmaci del tuo perdono.

Assalamu alaikum wa rahmatullahi wa barakatuhu


*


Sermone letto dall’Imam Shaykh Abdel Razzaq (Yemenita) in lingua araba e da Umar A.F. in lingua italiana nella Festa dell’Aid al-Fitr del 20 Settembre 2009 alla Moschea di Domegliara di Verona.


Tratto da qui

domenica 20 settembre 2009

Khutba del 20/09/2009, in occasione della festa di aid al fitr (festa per la rottura del digiuno).




Allah akbar, Allah akbar, Allah akbar…

un senso di serenità e soddisfazione è sceso nei cuori dei digiunanti.
In una Umma che conta oltre un miliardo e mezzo di credenti possiamo stimare che oltre il 50% di loro hanno assolto al precetto di Ramadan.

Se escludiamo infatti i bambini e i ragazzi fino a 12 / 13 anni, gli anziani che non hanno più la forza e la determinazione a sostenerli, e una piccola ma purtroppo consistente percentuale di adulti che pur appartenendo culturalmente all’Islam non sentono più vincolante l’obbligo religioso, almeno 7/800 milioni di musulmani e musulmane, in tutto il mondo hanno digiunato con pazienza e perseveranza… ulayka humu-l-muflihuna… quelli sono coloro che prospereranno…
Abbiamo digiunato e abbiamo pregato, ogni sera all’iftar abbiamo ricordato la misericordia divina mettendo in bocca qualcosa della Sua grazia e invocando il bene per noi, per quelli che amiamo e per tutto il genere umano.
Una dimostrazione di forza, coesione e consapevolezza che ogni anno stupisce il mondo intero e infastidisce la cultura dominante che tende a relativizzare quello che non è relativizzabile: il timor di Dio, il rito, la determinazione di ribadire, foss’anche solo per quel mese, il senso di appartenenza e, inch’Allah una fede nel cuore che informa un comportamento.
Purtroppo a questa grande forza che si esprime nel rispetto del precetto non corrisponde un’altrettanto grande forza e determinazione nel progresso della nostra comunità nei paesi d’origine e nell’emigrazione.
In questo Paese a fronte di una presenza islamica che oggi conta oltre un milione e mezzo di uomini e donne e bambini, il nostro peso politico è prossimo allo zero, anzi siamo spesso ostaggio di coloro che si servono dei nostri dolori per arrecarci un danno.

Negli ultimissimo giorno di Ramadan la tragica vicenda di Saana uccisa dal padre ha dato la possibilità ai nemici dell’Islam di orchestrare una squallida e ingiusta campagna contro la nostra presenza in questo Paese.
Vogliamo ribadire, come abbiamo fatto in altre sedi che se è certo che la relazione al di fuori di un quadro matrimoniale islamicamente corretto è considerata dalla legge e dalla tradizione musulmana come una colpa grave di fronte a Dio (hadd) ma non è meno vero che nessuna scuola di diritto islamico, anche le più rigorose, ha mai concesso agli uomini di far giustizia con le proprie mani. Anzi, il complesso sharaitico e giurisprudenziale islamico innovò il costume al punto da sanzionare pesantemente chi lo avesse fatto o anche solo chi avesse messo sotto accusa il/la coniuge senza potersi appoggiare sulla testimonianza certa e inequivocabile.
Quindi l’islam non c’entra nulla in quell’efferato delitto e ben poco anche con l’uomo, il padre, che lo ha perpetrato, che viene dipinto come lontano molto da esso per comportamento e stile complessivo di vita. Dobbiamo dirlo a chiare lettere e ribadire che è la misericordia e non violenza quella che caratterizza il metodo educativo islamico.
E quando questo fallisse, per colpa o per incapacità delle parti a dare e ricevere, non esiste altro strumento che la pazienza e l’accompagnamento di chi sbaglia e il du’ha, affinché Allah intenerisca i cuori e riconduca sulla Via.


Una parola infine per la tragedia dell’Afghanistan che soffre da molti decenni occupazione, offesa e spargimento di sangue e che si difende causando altra sofferenza e altro sangue.
Chiediamo che cessi la missione militare in quel Paese e che venga sostituita con la cooperazione civile, fatta di medici, ingegneri, insegnanti senz’altra arma che la loro conoscenza e la volontà di metterla a disposizione di quel popolo martoriato.
Negli ultimi 8 anni la guerra è costata alla coalizione occupante oltre 280 miliardi di dollari, qualcosa come 9000 dollari per ogni afghano, una cifra capace di far uscire quel Paese dal sottosviluppo, di dotarlo d’infrastrutture e di istituzioni funzionanti…
Invece quel denaro e servite solo a comprare armi, a pagare soldati e a disseminare maggior odio, altra morte e distruzione.
Non è così che deve agire un Occidente che dei suoi valori umani e della sua democrazia si fa vanto in tutto il mondo.
Non è che così deve agire un Paese come l’Italia la cui Costituzione “ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”
Preghiamo e speriamo che Allah illumini la mente di coloro che ci governano affinché questo Paese possa tornare ad essere un faro di civiltà e di cultura come lo fu in passato.

Al hamdulillah, la lode Gli appartiene, Egli è al Jabbar Che non costringe ma invita all’amore, dispensando amore senza contare.
Al Hamdulillah, la lode Gli appartiene, Egli è al Qawyy Che non usa la forza ma parla ai cuori e illumina le menti.
Al Hamdulillah, la lode Gli appartiene, Egli è al Mutakabbir Che eclissa la Sua grandezza affinché il Suo servo si senta a Lui vicino.

Per questi Suoi servi, uomini e donne che ricordano l’imperativo divino di essere khalifa fil ard, per questi musulmani e musulmane che hanno stretto i denti e superato con fede stoica la loro debolezza e il loro desiderio, una speranza è data al mondo e una speranza loro si sono conquistati ancora una volta… nessuno di loro sarà leso, si aprirà per loro la porta di Rayan, li accoglierà il loro Signore colmo di Maestà e Magnificenza… inch’Allah ya rabbi, inch’Allah!

‘id mubarak wa said, festa benedetta e felice musulmani e musulmane d’Italia e del mondo,
Allah vi ami, accetti il nostro sacrificio e il nostro sforzo e lo compensi

Sermone preparato ed eseguito da Hamza Roberto Piccardo

venerdì 8 maggio 2009

Khutba del 08/05/2009, i tre viandanti nella caverna.




"Bismillah ar Rahmani ar Rahim
Al hamduliLlah Rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala sayydina Muhammad la sua famiglia, i suoi compagni e tutti i musulmani.

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso. 
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ash adu la ilah illa Allah Wahdahu la sharika la Wa ash adu anna Muhammadan abduh wa rasulu

Allah ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim


Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori: i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Quale migliore compagnia

amma bad

Riporta Al Bukhari da Ibn Omar (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio) che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) raccontò la storia di tre viaggiatori, che sorpresi da un furioso temporale si rifugiarono in una grotta in attesa che cessasse e poter riprendere la strada. Pioveva veramente molto forte e si produsse una frana dalla montagna nella quale si trovava quella grotta: un masso enorme si staccò e rotolò fino a valle fermandosi proprio sull'imboccatura della caverna, ostruendola completamente.
All'interno si fece il buio totale e i tre malcapitati dopo aver fatto ogni sforzo per rimuovere il macigno temettero davvero di soccombere. Poi venne loro in mente di chiedere la misericordia e l'ausilio di Allah in nome di qualche atto particolarmente meritorio che avevano compiuto per amore di Allah.

Il primo raccontò che aveva ingaggiato un operaio per un lavoro nella sua terra e aveva concordato di pagarlo con una misura di riso. Giunto al termine della giornata il bracciante rifiutò la paga ritenendola ingiusta e se ne andò irritato.”Allora, seminai quel riso e Allah mise baraka:il raccolto fu molto buono. Continuai a seminare quel riso finché fece misi insieme un certo capitale e lo impiegai per acquistare del bestiame e pascolo per quello. Dopo diverso tempo quell'uomo tornò e mi chiese di pagargli quanto gli dovevo. “Ecco – gli dissi- questi campi e questo bestiame sono i tuoi” Lui mi disse: “Temi Allah e non mi prendere in giro”, e gli spiegai che era quello che aveva prodotto il salario che non aveva incassato a suo tempo”.
Non appena il racconto terminò il masso che aveva ostruito l'entrata della grotta si spostò di qualche centimetro e un po' di luce filtrò all'interno della grotta.

“Sono pastore, raccontò il secondo viandante, e ogni giorno conduco le mie pecore al pascolo. Poi quando ritorno le mungo e porto il latte ai miei genitori che vivono con me e poi ne do ai miei figli,ì a mia moglie e bevo io stesso. Un giorno mi allontanai parecchio da casa mia, e alla sera era tornai molto tardi. Munsi le mie pecore e entrai in casa con il recipiente colmo di latte. Trovai che i miei genitori si erano addormentati stanchi di aspettarmi. Non avevo il coraggio di nutrire i miei figli prima dei miei genitori e neppure di svegliarli dal loro sonno. Così rimasi in piedi con il recipiente in mano mentre i miei figli piangevano”. Al quel punto il macigno si spostò un altro po' ma non abbastanza da permettere il passaggio di un uomo.

Il terzo viaggiatore raccontò la sua storia: “Mi ero invaghito di una mia cugina e voleva averla a tutti i costi. Lei mi disse che sarebbe stata mia se le avessi dato una certa somma di denaro. Lavorai e raccolsi quella somma e mi presentai a lei. Quando mi stavo accingendo a unirmi a lei come un uomo e una donna lei mi fermò: «Temi Allah e rispetta la mia verginità». Mi fermai e me ne andai”.
A quel punto la roccia si spostò definitivamente e i tre poterono uscire all'aperto.

ho detto quel che ho detto chiedo perdono per me e per voi.........

II parte

Bismillah ar rahmani ar rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala sayydina Muhammad la sua famiglia, i suoi compagni e tutti i musulmani.

Cosa possiamo capire da questo racconto profetico?

La prima cosa è che Allah sottopone le creature al ibtilah.

Poi che l'adorazione e l'invocazione spetta solo ad Allah Altissimo

'Īyāka Na`budu Wa 'Īyāka Nasta`īn

e infine il racconto evidenzia una gerarchia di valori nel timor di Allah

al primo livello in questa versione dell'hadith c'è il controllo della propria avidità e il rispetto della amana. Essa è la lealtà verso Allah e verso le creature
Formalmente avrebbe potuto dare a quel lavoratore la sua misura di riso e tenersi il resto
ma il timor di Allah fece si che gli cedesse tutto il frutto di quella misura di riso.
Fu quel straordinario timor di Allah che fece smuovere il macigno

Al secondo il hadith mette il rispetto nei confronti dei genitori. 

Allah dice nel Santo Corano: “Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori”.

Tutti noi diremmo: avrebbe potuto mettere da parte il latte per i suoi genitori se proprio non voleva svegliarli, e intanto nutrire i suoi figli, sua moglie e se stesso.

Invece il timore di Allah, che ha messo il rispetto verso i genitori subito dopo quello che Gli è dovuto, ha costituito la seconda eccezionalità del comportamento che ha mosso la misericordia del Rahman 

Il terzo elemento è quello del controllo della passione sessuale, la concupiscenza.
Dopo aver penato e sofferto per mettere insieme quello che la donna gli aveva chiesto, il ricordo di Dio fece si che si fermasse in un momento in cui è ben difficile per un uomo fermarsi

E fu il ricordo di questa taqwa che mosse quella definitiva grazia e rahma di Allah altissimo che liberò quei tre uomini

Cari fratelli, la caverna simboleggia la prova che Allah ci ha preparato, una prova a cui nessuno può sfuggire, il masso che la chiude è il senso della disperazione che talvolta prende quando le circostanze sono troppo difficili perché possano essere affrontate.

In queste situazioni è il timor di Dio che salva.


Allahumma perdona i nostri peccati
Allahumma guidaci sulla Tua Via e non ci allontanare
Allahumma sostienici nella nostra fede e nelle nostre intenzioni
Allahumma benedici noi e le nostre famiglie, i nostri genitori, le nostre spose e i nostri figli
Allahumma guariscici dai mali del corpo e da quelli dell’anima
Allahumma rendici degni di testimoniare la Tua verità e la Tua generosità, anta l Haq al Karim
Allahumma benedici e proteggi chi si è posto sulla Tua via con sincerità e coraggio.
Allahumma benedici e proteggi i nostri fratelli e le nostre sorelle in Palestina, Iraq, Afghanistan e ovunque nel mondo i credenti subiscono violenza e ingiustizia
Allahumma benedici e proteggi i buoni e i giusti e coloro che si battono per la giustizia e la libertà.
Allahumma sostieni coloro che s’impegnano nella causa del bene .
Allahumma allontana ogni fitna dalla nostra comunità"

Sermone preparato ed eseguito dal fratello Hamza Roberto Piccardo.

lunedì 27 aprile 2009

Khutba del 03/04/2009 (moschea di Roma), la moralità del credente.



"AL HAMDU LI ALLAHI RABBI AL ‘ALAMIN WA SALAH WA SALAM ‘ALA RUSULI ALLAHI AGMA ‘IN


Fratelli e Sorelle: per introdurre il tema di cui parleremo oggi, vale a dire la moralità del credente, leggiamo quanto riportato da Al-Bukhari (Allah abbia misericordia di lui) nel suo libro “Al-Adab al-mufrad” circa la seguente affermazione del Messaggero (la pace su di lui): “Non è credente chi calunnia e maledice, chi è spudorato e osceno”.

Fratelli e Sorelle: apprendiamo da questo hadith quali caratteristiche deve avere la moralità di cui il credente è opportuno che si adorni nell’emulazione del Profeta (la pace su di lui), come citato da Anas bin Malik (Allah abbia misericordia di lui) e da Al-Bukhari: “Il Profeta (la pace su di lui) non denigrava, non era spudorato né maldicente”. Perciò il fedele deve essere di indole buona, non deve offendere nessuno nel suo onore, né maledire gli altri e neppure usare un linguaggio sconcio, bensì deve possedere la qualità del pudore in quantità sufficiente da permettergli di evitare tutto ciò che è osceno.

Inoltre il Profeta (la pace su di lui) ha ordinato ai fedeli di astenersi nel modo più assoluto dall’oltraggiare e insultare i genitori, infatti, come ha riferito Al-Bukhari, secondo Abdallah bin ‘Amr (Allah abbia misericordia di lui) l’Inviato di Allah (la pace su di lui) ha detto che certamente fra i peccati più gravi che gli uomini possano commettere vi è l’offendere i propri genitori. Anche i Compagni si stupirono del fatto che l’essere umano potesse arrivare ad ingiuriare i propri genitori perché l’indole del probo disdegna questo cattivo comportamento. Gli ‘Ulama hanno affermato che l’insegnamento che si deve trarre da tutto ciò è il seguente: chi compie un atto che ha come risultato ciò che è proibito, avrà il divieto di compiere questo atto, ad esempio come la proibizione della vendita di un succo a chi conferma che se ne servirà in modo illecito facendone una bevanda proibita.

E’ assai evidente che l’Islam ha ordinato ai credenti di astenersi nel modo più assoluto da tutto ciò che ha nella sua natura il contribuire a demolire o compromettere i rapporti sociali, quindi bisogna avere molta cura di tenere a freno la lingua – che è fonte copiosa di guai e peccati – come ci viene ricordato da molti hadith e dai versetti del Sacro Corano, fra cui il seguente in cui Allah l’Altissimo ha detto: “O voi che credete! Non ridano gli uomini dei loro simili, potendo costoro essere migliori di essi, nè ridano le donne delle loro simili, potendo queste ultime essere migliori di esse, e non diffamatevi a vicenda e non rivolgetevi indegni epiteti…” (Sura delle stanze intime XLIX v. 11). Dunque impariamo come l’Islam vieti la calunnia e la diffamazione e come ci abbia insegnato che la menzogna è un segno di ipocrisia, e così anche la falsa testimonianza che è fra i peccati gravi.

Il Messaggero (la pace su di lui) ha stabilito che l’uso di un linguaggio buono e lecito sia fra le condizioni della fede in Allah e nel giorno del giudizio, quindi Abu Huraira (Allah abbia misericordia di lui) ha narrato che il Profeta (la pace su di lui) ha detto: “Chi crede in Allah e nel giorno del giudizio parli bene o taccia”. Riferito da Al-Bukhari e Muslim.

Fratelli e Sorelle: dobbiamo seguire l’esempio della moralità del nostro Profeta (la pace su di lui) e diffonderla ovunque noi viviamo attenendoci a questi insegnamenti e astenendoci da un comportamento maldicente. Ad esempio ricordiamo che il Messaggero (la pace su di lui) ha affermato: “Non smetta la tua lingua di essere inumidita con la menzione di Allah”. Quindi la lingua dell’uomo sarà il suo paradiso o il suo inferno.

WA SALAMUN ‘ALA AL-MURSALIN WA L-HAMDU LILLAHI RABBI AL-‘ALAMIN"

Khutba tenuta e preparata dall'imam Ala Eldin Mohamed Ismail el Ghobashy. Tratta dal sito mosquesworld.

sabato 18 aprile 2009

Khutba del 27/03/2009 (moschea di Roma), doni e benefici di Allah.



AL HAMDU LI ALLAHI RABBI AL ‘ALAMIN WA SALAH WA SALAM ‘ALA RUSULI ALLAHI AGMA ‘IN 

Fratelli e Sorelle, anche oggi introduciamo l’argomento che tratteremo, cioè l’importanza dei doni e dei benefici divini, leggendo le parole di Allah l’Altissimo a questo riguardo: “E rammentate quando voi eravate pochi e disprezzati sulla terre, timorosi che gli altri vi portassero via, e Allah vi diede asilo e vi confermò con la Sua trionfale assistenza e vi provvide delle cose buone, a che foste a Lui riconoscenti. O voi che credete! Non tradite Allah e il Suo Messaggero, poiché così facendo tradireste i pegni in voi riposti da Allah, e voi lo sapete” (Sura del bottino VIII, vv. 26-27). 

Fratelli e Sorelle riflettiamo su queste parole. In questi due versetti Allah Potente ed Eccelso ha spiegato quale sia stato il Suo grande dono per il gruppo dei credenti che erano afflitti da difficoltà come la loro esiguità, la debolezza e la paura, fattori che contribuiscono alla sconfitta spirituale e materiale di qualunque comunità. Ma coloro che si attengono devotamente e saldamente al percorso segnato da Allah e alle Sue prescrizioni vedranno come Allah muterà la loro condizione, da essere minoranza diventeranno maggioranza, da uno stato di debolezza e timore passeranno ad uno di forza e affermazione, così come dall’indigenza al benessere. 

Questo discorso era rivolto al Profeta (la pace su di lui) e a chi era con lui, allo scopo di ricordare loro la grazia divina che avevano ricevuto con la protezione da chi era loro ostile. Allah aveva qualificato Makkah al-Mukarramah per la loro grandiosità e importanza, non vi era alcuna sicurezza né tranquillità, quindi era la peggior dimora fino a che il Profeta (la pace su di lui) portò l’Islam. Così diede loro una posizione stabile nel paese, concesse loro mezzi di sussistenza, e li formò con l’Islam. Oltre la ricompensa dal punto di vista pratico, ci fu la ricompensa della fede e del soccorso della religione di Allah che è assistenza, aiuto e sostegno con l’appoggio e la forza, insieme al prodigare loro cose buone come sostentamento, affinché fossero grati di questi doni. 
Poi il discorso è divenuto un appello accorato ai credenti mettendoli in guardia dal tradire Allah abbandonando ciò che ha prescritto loro, e anche dal tradire il Messaggero (la pace su di lui) abbandonando gli insegnamenti e le raccomandazioni affidategli da Allah per loro, e così pure i pegni a loro affidati. Purtroppo questo tradimento avviene in maniera consapevole, infatti chi lo fa sa quanto vi è di turpitudine, disonore, slealtà e dissimulazione nel tradimento. A questo riguardo An-Nasai (Allah abbia misericordia di lui) ha riferito che secondo Abu Huraira (Allah si compiaccia di lui) il Profeta (la pace su di lui) diceva: “O Dio io cerco rifugio in Te dalla fame, che è certamente una malvagia compagna, e dal tradimento, che quando proviene dagli intimi è certamente la peggior cosa”. 

Fratelli e Sorelle: dobbiamo sempre rammentare i doni che riceviamo da Allah, come pure la Sua assistenza e la Sua protezione nei nostri confronti quando siamo in difficoltà. Questo ordine deve ricorrere ripetutamente nella vita del singolo fedele come dell’intera comunità di credenti proprio di fronte alle avversità maggiori, e per superarle è necessario ubbidire ad Allah ed al Suo Inviato senza tradirli in alcun modo. 

WA SALAMUN ‘ALA AL-MURSALIN WA L-HAMDU LILLAHI RABBI AL-‘ALAMIN 

Sermone tenuto e preparato dall'imam Ala Eldin Mohamed Ismail el Ghobashy. Tratto dal sito mosquesworld.

venerdì 3 aprile 2009

Khutba del 03/04/2009, la storia di Abu Hurayra




"Bismillah ar rahmani ar rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala sayydina Muhammad la sua famiglia, i suoi compagni e tutti i credenti.

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso. 
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ash adu la ilah illa Allah Wahdahu la sharika la Wa ash adu anna Muhammadan abduh wa rasulu

Egli ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim

Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori : i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Quale migliore compagnia

amma bad

con il permesso di Allah oggi parleremo di uno dei sahaba, uno del compagni più vicini all’Inviato di Allah 
Abû Hurayrah

“An Abî Hurayrah, radiya Allâhu ‘anhu, qâl: qâla rasûlullâhi, sallâ Allâhu ‘alayhi wa sallam…”
Grazie a questa frase, milioni di musulmani hanno imparato a conoscere il nome di Abû Hurayrah. Oggigiorno non vi è discorso, conferenza, khutbah del venerdì o seminario, libro di hadîth e di sirah, di fiqh e di ‘ibâdah in cui il nome di Abû Hurayah non sia menzionato nella maniera seguente: “Abû Hurayrah, che Dio sia soddisfatto di lui, riporta che il Messagero di Dio, la pace e la benedizione su di lui, disse..”..
Grazie ai suoi sforzi prodigiosi, centinaia di ahâdîth, o detti del Profeta, furono trasmessi alle generazioni successive. È il nome principale nella lista di trasmettitori di ahâdîth. Seguono i nomi di compagni quali nostra madre Aisha, ‘Abdullâh figlio di ‘Umar, Anas figlio di Malik, Jâbir ibn ‘Abdullâh e Abû Sa‘îd Al-Khudrî, (Allah sia soddisfatto di tutti loro) ognuno dei quali ha trasmesso oltre mille detti del Profeta.
Abû Hurayrah divenne musulmano per mano di At-Tufayl ibn ‘Amr, il capo della tribù dei Daws cui apparteneva. I Daws vivevano nella regione di Tihâmah che si estende lungo la costa del Mar Rosso nell’Arabia meridionale. Quando At-Tufayl fece ritorno al suo villaggio dopo avere incontrato il Profeta (pbsl) ed essere divenuto musulmano al principio della missione, Abû Hurayrah fu uno dei primi a rispondere all’appello, a differenza della maggioranza dei Daws, i quali rimasero nelle loro antiche credenze ancora per lungo tempo.
Abû Hurayrah accompagnò At-Tufayl quando questi fece ritorno a Mecca. Là ebbe l’onore e il privilegio di incontrare il nobile Profeta, il quale gli chiese:
“Come ti chiami?”
“Abdu Shams- Servo del sole”, rispose.
“Che sia piuttosto ‘Abdur-Rahmân – Servo del Misericordioso”, disse il Profeta.
“Sia ‘Abdur-Rahmân, O Messaggero di Dio”, rispose. Continuò, tuttavia, ad essere noto come Abû Hurayrah, “l’uomo del gattino”, letteralmente, in quanto, come il Profeta, amava i gatti e sin dall’infanzia era solito tenerne presso di sé uno con cui giocare. Abû Hurayrah dimorò a Tihamah per diversi anni e fu solo al principio del settimo anno dell’Egira che giunse a Medina in compagnia di altri membri della sua tribù.

Il Profeta (pbsl) era allora impegnato in una campagna a Khaybar. Essendo povero, Abû Hurayrah si sistemò nella moschea insieme agli altri della Ahl As-Suffah . Non era sposato né aveva figli. Con lui, tuttavia, vi era sua madre che era ancora una politeista. Per quanto Abû Hurayrah l’avesse supplicata a lungo di divenire musulmana, ella si rifiutava tenacemente. Un giorno, la invitò ad avere fede solo in Dio e a seguire il Suo Profeta, in risposta, tuttavia, ella profferì alcune frasi sul Profeta (pbsl) che lo rattristarono profondamente. Con le lacrime agli occhi, Abû Hurayrah si recò allora dal nobile Profeta (pbsl) il quale gli domandò:
"Perché piangi, Abû Hurayrah?
“Non ho mai smesso di invitare mia madre all’Islam, ma ella mi ha sempre respinto. Oggi, l’ho invitata di nuovo, ma ho udito delle parole che non mi sono piaciute. Supplica Dio l’Onnipotente di volgere il cuore della madre di Abû Hurayrah all’Islam”. 
Il Profeta (pbsl) accettò la sua richiesta e pregò per sua madre. Abû Hurayrah disse: “Mi recai a casa e trovai la porta chiusa. Udii quindi l’acqua schizzare e quando tentai di entrare mia madre mi disse di rimanere dove mi trovavo. Dopo essersi rivestita, mi permise di entrare e disse:
‘Attesto che non vi è dio se non Allâh e che Muhammad è il Suo Servo e il Suo Messaggero’.
Tornai dal Profeta, la pace su di lui, piangendo di gioia così come un’ora prima per la tristezza e dissi:
‘Ho buone notizie, o Messaggero di Allâh. Dio ha risposto alle tue preghiere e ha guidato la madre di Abû Hurayrah all’Islam’”.

Per il suo amore profondo nei confronti del Profeta, Abû Hurayrah si conquistò la sua benevolenza. Non si stancava mai di guardare il Profeta, il cui volto gli sembrava avesse lo splendore del sole, né di ascoltarlo. Lodava spesso il Signore per la sua buona sorte e diceva:
“Lode a Dio Che ha guidato Abû Hurayrah all’Islam.
Lode a Dio Che ha insegnato il Corano ad Abû Hurayrah.
Lode a Dio Che ha concesso ad Abû Hurayrah la compagnia di Muhammad, che Dio lo benedica e gli conceda la pace”. 

Zayd ibn Thâbit, l’eccelso compagno del Profeta, narra: “Mentre io, Abû Hurayrah e un amico ci trovavamo nella moschea a pregare Dio l’Onnipotente e a praticare il dhikr, il Messaggero di Dio apparve. Si avvicinò e si sedette tra noi. Di fronte al nostro silenzio, disse:
‘Continuate ciò che stavate facendo’.
Così io e il mio amico rivolgemmo una supplica a Dio, al che il Profeta (pbsl) cominciò a dire: ‘‘Âmîn’ ai nostri du‘â.
Abû Hurayrah rivolse poi una supplica dicendo:
‘O Signore, Ti chiedo ciò che i miei due compagni Ti hanno chiesto e Ti chiedo una conoscenza che non sarà dimenticata’.
Il Profeta, la pace su di lui, disse: ‘‘Âmîn’.

Grazie alla sua formidabile memoria, nei quattro anni che spese in compagnia del Profeta, Abû Hurayrah memorizzò le gemme di sapienza emanate dalle sue labbra. Comprese di avere un grande dono e si risolse di avvalersene totalmente al servizio dell’Islam.
Aveva molto tempo libero a disposizione. A differenza degli altri Emigranti, egli non trascorreva il tempo nei mercati per dedicarsi alla compravendita, né, come molti degli Ausiliari, aveva terra da coltivare o raccolti cui attendere. Non teneva compagnia al Profeta (pbsl) solo a Medina, ma soleva anche accompagnarlo nei suoi viaggi e nelle sue spedizioni. 
Numerosi compagni erano impressionati dal numero di hadîth che aveva memorizzato e gli rivolgevano spesso domande riguardo alle circostanze in cui aveva udito un certo detto. 
Un giorno Marwân Ibn Al-Hakam volle mettere alla prova le facoltà mnemoniche di Abû Hurayrah. Si sedette con lui in una stanza e, a sua insaputa, celò uno scriba dietro a una tenda con l’ordine di trascrivere ogni parola pronunciata da Abû Hurayrah. Un anno dopo, Marwân invitò di nuovo Abû Hurayrah e gli chiese di ricordare quegli stessi hadîth che lo scriba aveva trascritto. Si scoprì che non aveva dimenticato neppure una singola parola. 
Abû Hurayrah si preoccupava di insegnare e trasmettere gli ahâdîth che aveva memorizzato oltre alla sua generale conoscenza dell’Islam. Si racconta che un giorno, attraversando il sûq di Medina, vide la gente naturalmente intenta alla compravendita. 
“Come siete deboli, o gente di Medina!”, esclamò.
“Che debolezza vedi in noi, Abû Hurayrah?”, domandarono.
“L’eredità del Messaggero di Dio, la pace su di lui, viene distribuita e voi rimanete qui! Non volete dunque andare a reclamare la vostra parte?”
“Dove, o Abû Hurayrah?”
“Nella moschea", rispose. Al che si avviarono immediatamente. Abû Hurayrah attese quindi che tornassero. Al loro ritorno, gli dissero:
“O Abû Hurayrah, ci siamo recati alla moschea, siamo entrati ma non abbiamo visto nulla che venisse distribuito”.
“Non avete visto nessuno nella moschea?”, domandò allora.
“O si, abbiamo visto alcune persone fare la Salât, altre leggere il Corano e altre ancora discutere riguardo a ciò che è lecito (halâl) e ciò che è illecito (harâm)”.
“Guai a voi”, rispose Abû Hurayrah, “quella è l’eredità di Muhammad, che Dio lo benedica e gli conceda la pace”.

Abû Hurayrah dovette affrontare molte prove e difficoltà nella sua ricerca della conoscenza, ritrovandosi spesso affamato e indigente. 

Egli stesso raccontò: Un giorno la fame si fece così severa che dovetti legarmi una pietra sullo stomaco. Mi sedetti quindi ad attendere il passaggio dei compagni. Abû Bakr si appressò e gli chiesi di una âyah del Libro di Dio. Gli rivolsi questa domanda unicamente allo scopo di farmi invitare, ma ciò non avvenne. 

Si avvicinò poi ‘Umar Ibn al-Khattâb. Gli chiesi allora riguardo a una âyah, ma neppure lui mi invitò. Passò, infine, il Messaggero di Dio, la pace su di lui, il quale comprese che ero in preda alla fame. Disse allora:
“Abû Hurayrah!”.
“Al tuo servizio”, risposi e lo seguii fino a che entrammo nella sua casa. Trovò una tazza di latte e chiese alla sua famiglia:
“Da chi viene questo?”
“Qualcuno te lo ha inviato”, rispose.
Mi disse quindi:
“O Abû Hurayrah, vai dagli Ahl As-Suffah e invitali”.
Abû Hurayrah fece come gli fu detto e tutti bevvero da quel latte. 

II parte…

Giunse il tempo in cui i musulmani furono benedetti con grandi beni e benessere materiale di ogni tipo. E anche Abû Hurayrah ebbe infine la sua parte di ricchezza: una casa comoda, una moglie e un figlio. Questo rivolgimento della fortuna, tuttavia, non mutò la sua personalità, né lo indusse a dimenticare i giorni dell’indigenza. Disse: “Sono cresciuto come un orfano e sono emigrato come una persona povera e indigente. 
Ho servito le persone di ritorno dai loro viaggi e ho condotto i loro cammelli alla partenza. 
Dio, quindi, mi ha indotto a sposarla (Busrah). Lode a Dio Che ha rinsaldato la religione di Abû Hurayrah e ne ha fatto un imâm”. 

Abû Hurayrah passava la maggior parte del suo tempo in esercizi spirituali e devozioni. La Qiyâm Al-Layl (veglia notturna di preghiera e devozione) era una pratica regolare della sua famiglia cui prendevano parte anche la moglie e la figlia. Egli soleva vegliare per un terzo della notte, sua moglie per un altro terzo e la figlia per il tempo rimanente. In tal modo, nella casa di Abû Hurayrah, non passava ora della notte senza ‘ibâdah, dhikr o Salât.

Durante il suo califfato, ‘Umar lo nominò governatore del Bahrain. ‘Umar era molto scrupoloso riguardo al tipo di persone cui affidare tale incarico. Era sempre attento che i suoi governatori conducessero una vita semplice e frugale e non acquisissero eccessive ricchezze, anche con mezzi legali. 

A Bahrain Abû Hurayrah divenne alquanto ricco. Appresa la notizia, ‘Umar lo richiamò a Medina e lo interrogò sulle circostanze in cui aveva accumulato una tale fortuna. Abû Hurayrah rispose:
“Grazie all’allevamento dei cavalli e ai doni che ho ricevuto”.
“Consegna tutto quanto hai accumulato al tesoro dei musulmani”, ordinò ‘Umar. 
Abû Hurayrah ubbidì all’ingiunzione, quindi, alzate le mani al cielo, disse: 
“O Signore, perdona l’Amîr al-Mu’minîn”.
In seguito ‘Umar gli chiese di riprendere la sua funzione di governatore, ma egli rifiutò. ‘Umar gli chiese la ragione di tale rifiuto, rispose allora:
“Affinché il mio onore non sia offuscato, la mia ricchezza spogliata e la mia schiena battuta”. Aggiunse quindi: “E ho timore di giudicare senza conoscenza e di parlare senza sapienza”.

Cosa c’insegna la sua vicenda

1- la purezza del cuore: comprese subito la verità dell’islam
2- la fede forte: testimoniò senza paura per il giudizio generale
3- il rispetto dei genitori: ebbe cura di sua madre e pregò per lei anche quando era politeista e ostile all’islam
4- l’attaccamento al Profeta: fece di questa caratteristica la ragione della sua vita
5- la devozione: pregava ogni notte e coinvolgeva la sua famiglia in questa adorazione
6- la tentazione terrena: fu messo alla prova dai beni materiali, cedette un po’ ma si ravvedette appeno fu richiamato da chi aveva l’autorità per farlo
7- il riconoscimento del suo limite: imparò da quella lezione e non corse più quel rischio.

I musulmani hanno un enorme debito di gratitudine nei confronti di Abû Hurayrah per l’aiuto prestato a preservare e trasmettere la preziosa eredità del Profeta, che Dio lo benedica e gli conceda la pace. 

Uno fra tutti, uno dei più belli:
Da Abû Hurayrah, Allâh sia soddisfatto di lui, che disse: «Il Profeta, la Grazia e la Pace divine siano su di lui, ha detto: 

“Allâh, sia Egli esaltato, dice: ‘Io sono secondo l’idea che il Mio servo ha di Me, ed Io sono con lui quando Mi menziona; e se Mi menziona in cuor suo, lo menziono in cuor Mio. E se Mi menziona in pubblico, lo menziono in un pubblico migliore di quello; e se si avvicina a Me di un palmo, Mi avvicino a lui di un cubito, e se si avvicina a Me di un cubito; Mi avvicino a lui di un braccio; e se viene da Me camminando, vado da lui correndo’”». 

Lo ha trasmesso Bukhârî (e così Muslim, Tirmidhî e Ibn Mâjah).

Abû Hurayrah morì nell’anno 59 dell’Ègira, all’età di settantotto anni.

Allahumma accetta le nostre azioni e perdona i nostri peccati
Allahumma guidaci sulla Tua Via e non ci allontanare
Allahumma sostienici nella nostra fede e nelle nostre intenzioni
Allahumma benedici noi e le nostre famiglie, i nostri genitori, le nostre spose e i nostri figli
Allahumma guariscici dai mali del corpo e da quelli dell’anima
Allahumma rendici degni di testimoniae la Tua verità e la Tua generosità, anta l Haq al Karim
Allahumma benedici e proteggi chi si è posto sulla Tua via con sincerità e coraggio.
Allahumma sostieni coloro che s’impegnano nella causa del bene .
Allahumma allontana ogni fitna dalla nostra comunità

NB- Tratta per la parte scritta da "I Compagni del Profeta" di Abdulwahid Hamid, ed. Al Hikma (vedi www.libreriaislamica.it)"

Sermone preparato ed eseguito dal fratello Hamza Roberto Piccardo.